Fondazione di Vignola

Piano terra

Rocchetta e corte

Il percorso di visita inizia dalla Rocchetta, fatta costruire dai Contrari a ridosso di un antico muro esterno della Rocca. Utilizzata come fortino, in passato era dotata di due ponti levatoi, uno dei quali portava ai giardini pensili ricavati dal rivellino medievale. I locali, in origine, non erano coperti e non erano illuminati dalle finestre, realizzate solo nel Seicento. Sulle pareti sono visibili le feritoie utilizzate per archi, balestre o pezzi d'artiglieria. Tra i cimeli oggi conservati nella Rocchetta si può osservare un cannone ad avancarica del 1819 e due coppie di campane.
Il recente restauro della Rocchetta ha reso possibili nuovi percorsi di visita al suo interno.
All'esterno della Rocchetta vale la pena di soffermarsi a considerare la Corte. Osservando le mura si notano subito i diversi materiali costruttivi utilizzati nel corso dei secoli: il sasso di fiume delle strutture più antiche e i mattoni in cotto delle ristrutturazioni successive, soprattutto di epoca Contrari.
Da notare i due archivolti che ornano l'accesso alla Rocchetta e ai locali della Rocca: il primo con rose e rocchi sormontato dallo stemma dei Contrari, il secondo con gigli e aquile estensi.

 

Sala dei Leoni e dei Leopardi

Con la Sala detta dei Leoni e dei Leopardi (o ghepardi) inizia la visita ai grandi locali affrescati della Rocca, realizzati nel Quattrocento e restaurati all'inizio del secolo scorso. Tra queste mura si svolgeva la vita pubblica della corte feudale.
La sala deve il suo nome alle pitture che alternano leoni e ghepardi, questi ultimi impiegati nelle battute di caccia medievali. I due animali raffigurano i corpi di imprese araldiche, rappresentazioni simboliche di virtù, alleanze e intenti politici, e sono contornati da corone cosiddette graminee o ossidionali, emblema di imprese militari.
Il tema predominante del ciclo è la stretta alleanza tra i Contrari e gli Estensi. Sulla volta affrescata, infatti, sono visibili l'aquila bianca ad ali semispiegate su fondo azzurro, stemma estense nella sua versione più tradizionale, e l'arma dei Contrari, composta da un inquartato con aquile estensi e fusati oro e azzurro. Tra i due emblemi si scorge l'Agnello pasquale, emblema della Ressurrezione di Cristo e simbolo di purezza. Le armi della famiglia Boncompagni collocate sulle porte della sala furono dipinte dopo il 1577.


Sala delle Colombe

In questa sala predomina l'impresa della colomba bianca ad ali spiegate su fondo azzurro o rosso, che trattiene il motto in Dieu, tradotto da alcuni studiosi con l'espressione 'verso il cielo, in alto'. La colomba simboleggia l'amore puro, la dolcezza, la gratitudine e la moderazione e si colloca certamente in un contesto devozionale e religioso assai diffuso nel Medioevo. La stretta relazione delle decorazioni di questa sala con la sfera religiosa è evidenziata dalla presenza, nella strombatura del finestrone da cui entra la luce diurna, di affreschi raffiguranti l'Annunciazione, l'Incoronazione della Vergine e il volto dell'Onnipotente. Questi temi richiamano, integrandole, le storie di Cristo e di Maria dipinte, sempre negli stessi anni (1420), nella Cappella Contrari al piano superiore, capolavoro del tardo gotico emiliano.
Sul soffitto, oltre ai motivi floreali rossi e azzurri che racchiudono le lettere in stile gotico U ed N, iniziali di Uguccione Contrari e Nicolò III d'Este, simboleggianti la profonda amicizia esistente tra i due, sono raffigurati gli scudi da torneo con i loro rispettivi elmi e cimieri. Il recente restauro a cura della Fondazione di Vignola, sotto la direzione del Prof. Bruno Zanardi, ha riportato alla luce lo splendore degli affreschi che nel corso dei restauri voluti dalla famiglia Boncompagni-Ludovisi nel 1920-23 erano stati coperti da una patina anticante. Grazie alle analisi chimiche e alle ricerche storiche, è stato possibile confermare che l'attuale decorazione è assolutamente coerente con quella voluta da Uguccione Contrari nel secondo decennio del Quattrocento; la sola aggiunta, relativamente recente, sembrerebbe essere quella del grande camino sul quale campeggia lo stemma della casa Boncompagni-Ludovisi.
Secondo fonti risalenti al 1452,  l'ambiente ospitava l'aula di giustizia in cui il governatore del feudo celebrava i processi e i notai attuari del Marchesato redigevano e conservavano gli atti.


Sala degli Anelli

La Sala degli Anelli, anticamente detta dei Diamanti, è affrescata con l'impresa dei tre anelli diamantati, colorati e intrecciati a formare una tripla mandorla (triquetra). Questo antichissimo simbolo, cui si attribuiva il potere di sviluppare l'amicizia e l'amore, nel Medioevo rappresentava la Trinità. Le decorazioni vignolesi rimangono l'unico esemplare giunto ai giorni nostri dell'impresa estense, ispirata all'abbinamento cromatico delle tre virtù teologali o virtù del cristiano: Fede (bianco), Speranza (verde) e Carità (rosso). Sulle vele del soffitto di questa sala, in un mare di anelli con diamante intrecciati,  sono raffigurate le imprese del Pardo e del Worbas, dipinte su sfondo azzurro e attorniate da una ghirlanda con margherite di campo. Sulla chiave di volta, dove si incrociano i costoloni abbelliti da motivi geometrici e figure vegetali con pigna, si scorge lo stemma inquartato dei Contrari.